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ultimo aggiornamento in data 10/09/2014

ITINERARI

veduta

Grizzana é la meta di un viaggio che parte dal centro di Bologna per arrivare dopo appena 50 km nella media Valle del Reno sull' Appennino bolognese; facilmente raggiungibile dalla Statale Porrettana salendo per 7 km prima di entrare in Vergato oppure deviando a Sasso Marconi e seguendo la Statale del Setta o più velocemente l'Autostrada Bologna-Firenze con uscita a Rioveggio, o più comodamente ancora con la Ferrovia Bologna - Porretta (Stazione di Vergato) o la direttissima Bologna - Firenze (stazione di Pian di Setta). Assicurata da tutte queste possibilità di collegamento si presta ad essere visitata anche a piedi, in mountain bike o a cavallo arrivando a ri/scoprire a poca distanza dalla città un territorio estremamente affascinante dove la storia dell'uomo si è sedimentata nel corso di questi secoli lasciando testimonianze diverse ma tutte degne di essere frequentate magari seguendo itinerari tematici, cari ad esempio agli appassionati d'arte, architettura, storia o religione, senza tralasciare ovviamente gli aspetti naturali. Ed é da questo punto che preferiamo partire segnalando come tra nord e sud questo territorio sia racchiuso da due Parchi, il Parco Storico di Monte Sole (Regionale) e il Parco Provinciale di Montovolo, due grandi parchi che abbracciano il territorio comunale.

Parco storico di Monte Sole (istituito con l.r. 19/89) tra i Comuni di Grizzana Morandi, Monzuno e Marzabotto comprende il territorio in cui avvenne la strage nazifascista tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 in memiria dei i martiri di Monte Sole. L'accesso naturale dal versante grizzanese è dal borgo di Tudiano per sentieri che in particolare dal Poggiolo permettono diversi itinerari all'interno del Parco di 2-4 ore.

Lungo questa direttrice nord/sud - Monte Sole/ Montovolo - troviamo una serie di borghi di origine medievale ben conservati strutturatisi su una antica viabilità prima etrusca e poi romana (numerosi sono i toponimi di derivazione latina), tipici borghi di pendio fortificati dove l'edilizia civile si coniuga con quella militare. Proviamo a elencarli: Tudiano tipico borgo di pendio fortificato con testimonianze delle architetture comacine che è la porta d'accesso naturale al Parco Storico Naturalistico di Monte Sole dal versante grizzanese, attraversato dalla Linea Gotica.

Tudiano è località in Comune di Grizzana Morandi in sinistra Setta (altezza mt 550 slm a 45 km da Bologna), facilmente raggiungibile percorrendo l'autostrada A1 Bologna Firenze con uscita Rioveggio. Si può anche seguire la Statale Setta n. 325 da Sasso Marconi, salire verso Rioveggio e qui imboccare la strada dei Cattani proseguendo 5 km.

Come ogni anno per iniziativa della comunità si festeggiano i Santi Fabiano e Sebastiano l'ultima domenica di agosto. S. Lorenzo fu luogo di insediamento romano (qui venne rinvenuto vasellame); Tudiano deriva dal personale Attidius o Attidianus (il luogo era conosciuto come case dei Menini dal 1609 fino al '700); viene segnalato l'edificio quattrocentesco casa torre con i simboli comacini di rosa e spirale, rosa e torre e giglio.

Poggio di Veggio con la sua casa torre cinquecentesca con simboli comacini,

Ca' Benassi bell'esempio di borgo medievale con sottoportico,

Poggio Mezzano con la cinquecentesca Torre S.Michele (nonché luogo per eccellenza assieme al Campiaro dell'ispirazione morandiana). Da qui si giunge al capoluogo con la Chiesa di S. Michele Arcangelo (su prenotazione è possibile visitare la sala mostre d'arte sacra presso la canonica); ci si può fermare per visitare la Casa Museo di Giorgio Morandi (occorre prenotare anticipatamente allo 051/6730329) che conserva intatti lo studio, la biblioteca e la camera dell'artista.

Deviare verso Vergato significherebbe conoscere un altro nucleo di tipo castrense come quello di Carviano Casigno 550 slm con torre trecentesca ; (l'antica chiesa di S.Margherita fu distrutta e riedificata nel 1950 in posto diverso ) ma ci porterebbe lontano; conviene così tornare al capoluogo (mt 700) e da qui proseguire per Montovolo visitando

Stanco di Sotto mt 543 slm arroccato sul fianco del monte omonimo (mt 700). Borgo con origine del XIV sec., presenta un omogeneo aspetto strutturale e tipologico raro nella montagna bolognese (potrebbe essere Scola se ristrutturata identica). La Chiesa è S. Maria del Carmine; c'è anche piccolo oratorio di S. Lorenzo

Tavernola (residenza municipale fino al 1882), nome che forse dalla presenza di un punto di sosta e come stemma comunale adotta taverna che rimane anche per Grizzana Morandi; interessante il Castellaro (libro di riferimento è Tassinari Clò, Tavernola e Stanco). La Chiesa è S. Giovanni Battista in posizione a balcone del Farnedola (conservava, ora è copia, Madonna con bambino attribuita a Lorenzo Monaco, attualmente in Pinacoteca a Bologna e recentemente restaurata).

Prada con il suo edificio agricolo residenziale originario del '500 già sede comunale e la chiesa, purtroppo ora in rovina,

la Macina, nucleo rurale fortificato del XV secolo,

Collina di Monteacuto Ragazza col Palazzo Vannini prima sede municipale con meridiana e rosa comacina in arenaria, area dove con Orelia alla fine del secolo scorso sono stati rinvenuti significativi reperti etruschi ora conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna, per arrivare infine nell'area del Parco Provinciale di Montovolo a Scola.

Da Scola con un ultimo strappo si sale verso Montovolo passando per Campolo piccolo borgo con Piazza degli Scalpellini e statua dedicata a questo lavoro tipico della zona, da Giovanni Bertozzi, in arte Bert, nel 1992 a Sterpi con un singolare affresco murale del secolo scorso (due dame delle quali una a cavallo).

Inevitabile sostare proprio a Scola e dedicarle una visone più attenta perché si tratta di uno dei borghi di origine medievale meglio conservati dell'intero Appennino bolognese grazie anche all'impegno dei proprietari che ce lo ha restituito pressoché inalterato, mostrando una attenzione e una sensibilità verso il recupero del nostro patrimonio edilizio che si è fortunatamente trasmessa anche altrove dopo l'abbandono della montagna negli anni Cinquanta e la ripresa delle costruzioni degli anni Settanta.

Scola già oggetto dell'attenzione di storici, appassionati e studenti ha una origine militare bizantina, databile presumibilmente attorno al VI secolo, e nei secoli successivi assume una fisionomia difensiva con torri che permettono la sicurezza del borgo ; ed è attorno a queste torri che si sviluppa il borgo così come lo conosciamo oggi. L'edificio più importante è quello che si affaccia sulla piazzetta con feritoie ai lati, la scritta sul portale e una torre annessa che all'entrata del borgo rivela pitture con simboli tradizionali: a fianco un altro edificio mostra i resti di una meridiana settecentesca . Seguendo le stradine che portano nella parte bassa del borgo si possono notare un forno quattrocentesco con mensole scolpite, finestre con formelle d'arenaria incise con simboli comacini e le chiavi del Papato. Da qui si arriva al bellissimo esemplare di cipresso considerato monumento arboreo che è assieme all'oratorio un po' il simbolo di questo borgo e vedere in lontananza Ca' Dorè, casa torre quasi intatta nella sua forma originale

Terminato questo primo itinerario nel quale abbiamo mescolato vari punti di interesse (storico per i borghi medievali, artistico per i paesaggi morandiani, naturalistico per i parchi, religioso per chiese e oratori incontrati) ci apprestiamo a scoprire quello architettonico, in parte già ammirato per il lavoro dell'uomo, trasmesso idealmente dalle maestranze comacine agli scalpellini, autentici eredi di quella tradizione costruttiva che è tipica nella casa rustica e scendiamo verso

Riola dove a poche centinaia di metri tra loro distano la Rocchetta Mattei e la Chiesa di S. Maria Assunta progettata da Alvar Aalto.

Il primo è un eclettico edificio della seconda metà dell'Ottocento che mescola stili diversi, dal falso medievale al moresco, voluto dal Conte Cesare Mattei, letterato, politico ma soprattutto medico autodidatta che si dedicò alla ricerca di una cura contro il cancro arrivando a definire una nuova scienza mutuata dai principi di Hannemann dell'omeopatia, che definì elettriomopatia e che ebbe un grande successo su scala mondiale richiamando al suo bizzarro castello uomini e donne di tutti i ceti. Il Conte, proprietario di una vastissima area attorno al suo castello di Savignano, edificò una serie di villini climatici dove far risiedere i pazienti, all'Albergo della Rosa e all'Archetta (tracce e segni di questi edifici particolari per l'architettura montana edificati anche successivamente dal figlio adottivo, Mario Venturoli Mattei, si possono vedere ancora oggi con i loro morivi floreali e le finestre orientaleggianti, circondati da più moderni edifici). Da qui si potrebbe salire all'Archetta singolare borgo in stile "Liberty"

Un curioso e singolare borgo come l'Archetta a Riola, sede dei villini climatici dell'elettromeopata Conte Cesare Mattei che qui ospitava i suoi numerosi pazienti, in linea d'aria e per stuttura architettonica rimanda alla più nota Rocchetta. Merita quindi una veloce panoramica per la sua originalità.

La bellezza del luogo è innanzitutto testimoniata da numerose cartoline d'epoca che "pubblicizzano" una realtà particolare degna di essere raffigurata e una intensa attività ricettiva (strutture d'accoglienza come l'Albergo delle Rose o l'Hotel Limentra sorgono perché era impossibile ricevere tutti i pazienti del Conte nei padiglioni della Rocca).

All'Archetta in particolare si nota una cultura del villino che è rara per l'epoca in Appennino e che si afferma in Italia ai primi del Novecento; un po' come era stato per le residenze nobiliari di campagna settecentesche che avevano affiancato le case contadine, anche qui avviene una integrazione con la casa rustica cui la Residenza da sogno voluta dal Conte Cesare Mattei imprime una accelerazione. E la struttura ancora fiabesca dell'Archetta se rapportata alla cultura materiale che ha prodotto le case dei maestri comacini e degli scalpellini in una armonia invidiabile tra vita quotidiana, elementi del paesaggio e lavoro quotidiano, è un rimando al sogno, dove l'esperienza lavorativa degli scalpellini si trasmette a Residenze più legate al concetto di benessere e villeggiatura (ricordiamoci che siamo alla fine dell'Ottocento).

Caratteristiche le torri angolari, i sottotetti dipinti (disegnati, decorati, anche su legno) le finestre orientaleggianti, i motivi geometrici delle finestre e delle porte, le colorazioni, il balconcino, la scalinata e i nomi attribuiti alle singole residenze. Senza raggiungere il livello dei villini che si affermano nello stesso tempo a Bologna (alcuni esempi sono visibili nel quartiere Costa Saragozza) quelli all'Archetta o il Romito e il Roma che in linea d'aria, in un gioco voluto di rimandi si vedono e si rispondono, contengono elementi che ci fanno pensare al Liberty .

Si tratta di un rinnovamento voluto da quella figura straordinaria che è il Conte Mattei proseguito dal figlio adottivo Conte Mario Venturoli Mattei, l'altrove che è sogno realizzato di una casa che è rifugio e nello stesso tempo bellezza che risente della cultura coeva e deriva dal Romanticismo.

Vediamo così che l'utopia del Conte Mattei investe un'area più ampia di quella con cui si è soliti identificarla, vale a dire la Rocchetta, e si estende in spazi che un tempo erano immensi tra Reno e Limentra. Ma il declino economico rimette in discussione l'unicità del progetto e frammenta quanto costruito. Il recupero di questi anni è tentativo lodevole anche per la rarità di questi edifici sul territorio appenninico bolognese.

E il respiro internazionale che l'operazione assume anche per i riferimenti còlti a edifici di altre culture, crea meraviglia e stupore, evocando il fantastico.

Se nelle diverse fasi dello sviluppo architettonico della Rocchetta si sottolinea sempre l'eccentricità, l'eclettismo continua anche all'Archetta.

Saliamo a Savignano,mt 427 slm permette di conoscere un altro interessante esempio di urbanistica montana sulla valle del Limentra, nei secoli del medioevo centro di notevole importanza per posizione geografica ; Chiesa S. Andrea; ma più comodamente, scendendo nuovamente a Riola è possibile ammirare la Chiesa di S. Maria Assunta, unica opera in Italia del grande architetto designer e urbanista finlandese del Novecento Alvar Aalto. Assieme a Scola e alla Rocchetta Mattei rappresenta una tappa obbligata per numerosi studenti di architettura che a poca distanza vedono concentrarsi esperienze uniche, in questi anni al centro di un discreto interesse e oggetto di studi. Inaugurata il 17 giugno 1978 (il campanile nell'aprile 1994, il portico nel 1998, la piazza nel 2000 e camminamento lungo fiume da completare). Particolarmente innovativa oltre che per concezione anche per la lavorazione prefabbricata .

Santuario Montovolo, S. Maria della Consolazione, interessante esempio del romanico in Appennino, primo Santuario dell'Archidiocesi di Bologna che risale al XII secolo; conserva la statua della B.V. (sec. XV-XVI) venerata immagine della Madonna del Montovolo, statua policroma, e una cripta a tre absidi che é quello che resta della chiesa più antica, forse la parte artisticamente e storicamente più importante.

Poco più in alto l'Oratorio di S. Caterina piccolo edificio in opus quadratum, con presenza all'interno di sarcofago in macigno e ciclo di affreschi quattrocentesco con la storia di S. Caterina.

Salendo ancora pochi metri si é sulla cima da dove si può ammirare un bellissimo panorama sulla Valle del Reno. Qui c'è anche il percorso alla memoria dei Caduti del Salvemini.

Da segnalare anche la presenza della Foresteria che può accogliere 10-12 persone.

Altri edifici religiosi sono: a Tudiano oratorio romanico che conserva un affresco del XIV secolo, Madonna in trono con bambino; l'oratorio è raro esempio di edificio romanico in Appennino bolognese databile fine 1100 costruito ad opus quadratum, una sola navata con tetto a capanna.

Nello studio più recente sul territorio grizzanese Grizzana Morandi, un Comune nell'Appennino bolognese, l'autore Giuseppe Coccolini ricorda il campaniletto a vela della chiesina, l'affresco Madonna in trono con bambino (sec. XIV) e le statue dei Santi (pare vi fosse anche un dipinto di Bartolomeo Morelli detto il Pianoro).

Un terzo itinerario é rappresentato dalla memoria storica recente, quella che ci riporta alla seconda guerra mondiale e alla strage di Monte Sole. Scendendo alla stazione ferroviaria di Pioppe di Salvaro ci si può incamminare verso la Botte di Salvaro dove vennero trucidati 45 civili. Alle spalle l'ex canapificio Turri è un interessante esempio di imprenditoria in montagna a cavallo del secolo (qui la famiglia Turri costruì anche case per operai, scuola e chiesa). Si prosegue per Creda, altro luogo dove la barbarie nazista massacrò 70 civili con numerose donne anziani e bambini per poi salire a Monte Salvaro che assieme a Montovolo é la cima più alta nel Comune di Grizzana. Siamo ora nel cuore di Monte Sole che ci riporta al primo itinerario seguito.

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